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- Il surrealismo fantastico di Vito Oliva

 

Il surrealismo fantastico di

Vito Oliva

a cura di: Fratel Alfredo Centra, Francesco De Caria,

Donatella Taverna

V. Oliva, Il rogo, olio su tela, coll. De Caria-Taverna, Torino

Nato ad Alessandria, segue nella sua città e poi presso l'Ateneo genovese studi umanistici. Ha come primo maestro nel disegno Giovanni Rapetti, di cui mantiene un'alta stima e che gli assicura una solida formazione, che si nota chiaramente nell'impostazione delle sue opere. Sono per la Storia anni intensi e drammatici, nei quali più acuta si fa la lacerazione politica, sociale, culturale; nei quali alla ancor solida e severa preparazione impartita dalle istituzioni preposte, si contrappone una nuova cultura, proiettata verso orizzonti altri; anni di disagio politico che attinge esiti tragici; infine, anni nei quali un giovane può avvertire lo stridente e talora doloroso contrasto fra l'educazione tradizionale ricevuta, di ascendenza aristotelico-tomistica, con aggiustamenti idealistico-romantici, e l'affermarsi dei portati dello scandaglio psicanalitico esteso ai fenomeni dell'arte e della letteratura, nonché di una lettura strutturalista e marxiana della Storia.

Vito Oliva è attratto dalla pittura surrealistico-fantastica che fiorisce in Piemonte negli anni Settanta e Ottanta, caratterizzata dall'opera di Macciotta e di Alessandri in particolare. Matura un linguaggio originale, fortemente simbolico, che si esprime nella miniaturistica, ossessiva precisione della resa di figure e oggetti, coerente con la inquietante e persistente sensazione di presenze inafferrabili, percepibili, ma mai definibili. Anche Vito Oliva - come tanto Novecento - si muove in un ambito tutto mentale, il cui paesaggio è costituito dai simboli tratti dalla tradizione letteraria, da Orlando a Savonarola, agli ambienti spettrali di certe letteratura e cinematografia di grande rilievo nella seconda metà del XX secolo. Si può leggere nella sua pittura l'inquietudine di chi si trova nell'incerta luce aurorale o vespertina fra tracce di inafferrabili presenze, di chi "sente" la Storia manovrata da misteriose forze e potenze che i sai bianchi o rossi - svuotati dalla presenza umana -simboleggiano, di chi - come Dante in un'opera di recente esposta al Collegio - nella selva fitta e intricata di alberi infinitamente alti cerca il cammino, mentre solo in alto in alto si apre uno squarcio di cielo notturno in cui brilla una stella. In opere più recenti il paesaggio di Vito Oliva si svuota delle pur inquietanti figure umane e si riaccosta ad una dimensione in cui la Storia deve ancor compiere il proprio corso, o l'ha già compiuto, nella quale - comunque - l'Uomo, che per molti millenni si è sentito protagonista e creatore della realtà, è ormai scomparso, come nell'irta e fosca selva da Medioevo fantastico dei romanzi cavallereschi inglesi creati o rivisitati dal Romanticismo. Animali parimenti consacrati dalla tradizione e dalla letteratura alla dimensione del mistero, il gatto nero, il gufo… attraversano, proiettati verso mete a loro soli note, questa realtà nella quale l'animo e la mente dell'uomo si perde…                                            Francesco De Caria

 


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